Ognuno di noi ha perso qualcuno.

Improvviso o aspettato ha perso una parte di se.

Un genitore, un fratello, un figlio, un amico. Io ho perso una radice, un’origine.

Un giorno ti svegli e ti accorgi che una parte di te è morta per sempre, non esiste più.

Se l’è portata via la persona che è venuta a mancare.

Sembra di vivere senza braccio, senza gamba, senza respiro.

Sembra di essere qualcosa di nuovo, la cui forma la troverai strada facendo.

Un dolore sordo, una fitta silente, un salto nel vuoto senza paracadute.

Tutto nuovo, tutto diverso.

Un senso di smarrimento mai provato prima, che solo chi ha già vissuto riesce a condividere.

La morte non ti sottrae al dolore. Qualsiasi morte sia, qualsiasi età abbia, qualsiasi causa abbia.

Nessuna morte ti sottrae al sentirti nudo sotto la pioggia.

Nessuna morte ti sottrae al cambiamento.

Non sei più tu, non sei più quello che eri prima dell’evento.

Sei qualcosa di nuovo, non necessariamente qualcosa di peggiore ma sei diverso.

La morte di per sé non è niente. E’ il resto che ti devasta.

La morte mette a nudo, fa uscire quello che è, come le malattie.

La morte esaspera quel che sei.

La morte è un evidenziatore delle emozioni, delle relazioni.

E’ una pausa. E’ vivere tutto a rallentantore.

E’ un occhio di bue sulla tua vita, su tutto ciò che perde di significato o ne acquista di maggiore.

E’ un furto. E’ uno stappo inatteso, un dolore inaspettato perché diverso da tutti quelli che hai sempre provato.

E però una finestra nuova sul mondo.

Sta a te capire da che parte vuoi guardare, sta a te capire se vuoi morire con la persona che è morta.

Io ho scelto di vivere finalmente perché era l’unico modo che avevo per far continuare a vivere mio padre.

Era l’unico sistema per non morire con lui. L’unico modo per trasformare un evento così doloroso in consapevolezza.

La consapevolezza che l’unica risposta a tanto dolore è l’amore.

Perché se fosse l’inaridirsi o lo spegnersi il nostro angelo morirebbe due volte.