Elena lo teneva in vita mettendo ogni tanto il suo profumo, ascoltando la sua musica preferita, perdendosi col naso su al cielo per individuare la sua nuvola.

Lei quella notte se la portava con sé: una notte interminabile, che l’aveva cambiata per sempre, che avrebbe voluto non finisse mai. Lei e lui. Le mani non avevano mai smesso di stringersi, lei non aveva mai smesso di controllare il suo respiro. Una vita di incomprensioni conclusa in un’unica, dolcissima notte.

Lui bambino, lei madre. Lui debole e stanco, lei forte e rassegnata.

Lui con gli occhi chiusi e il respiro affannato, lei vigile e con gli occhi fissi al monitor.

Silenzio assordante, ore interminabili in una notte lunga e fredda, in cui la speranza cedeva il posto alle preghiere, alla rassegnazione, al dolore, in cui lei aveva capito che doveva lasciarlo volare nel posto in cui tutta quella sofferenza avrebbe avuto fine.

Il suo corpo esile e stanco, i lividi sulle braccia, i segni della sua malattia, glielo imponevano.

I suoi occhi glielo suggerivano: non ce la faccio più, non ce la faccio più le ripetevano.

Lei non sarebbe stata più la stessa, una parte di lei sarebbe morta insieme a lui ma un’altra sarebbe rinata: più consapevole delle priorità della vita, meno tormentata, più leggera, più amorevole.

Elena aveva capito da subito che l’unico modo per tenerlo in vita sarebbe stato continuare a vivere in maniera più intensa, curando le sue passioni, frequentando solo le persone che sentiva davvero sue, imparando ad amare le cose che amava lui.

Lei sapeva che lui l’avrebbe voluta guerriera, sorridente e con qualche sogno in più.

Lei sapeva che quando gli avrebbe parlato lui le avrebbe risposto in qualche modo e sapeva che non sarebbe mai stata più sola, che avrebbe avuto sempre l’anima e il cuore pieni di lui.

Lei sapeva che la dolcezza di quella notte aveva compensato anni di incomprensioni, di assenze, di rancori e che la complicità dei loro sguardi e le carezze avevano creato il legame che lei desiderava da sempre.

Lei sperava che lui riuscisse a vedere ciò che in vita lei non era riuscita a mostrargli ovunque avesse trovato finalmente quiete e ristoro.