Ci sono cose che arrivano all’improvviso e ti sorprendono come un pacchero in pieno volto.

Cose che credevi di non provare più e che temevi di aver lasciato andare anni fa.

Perché in fondo si può stare anche senza amore, ci si abitua a tutto, anche alla solitudine.

E io alla solitudine mi sono abituata.

Si sta bene da soli, quando sei in equilibrio con te stesso.

Io in equilibrio non ci sono mai stata e ho cercato pace stando da sola.

Non l’ho cercato l’amore, perché volevo che arrivasse per caso.

E non parlo di amore necessariamente corrisposto, parlo di un sentimento che senti a prescindere da quello che sarà, a prescindere da quello che l’altro sente.
Mi è bastato riprovare dopo anni sentire il cuore battere,  svegliarmi al mattino col suo pensiero e ad addormentarmi con la frenesia della mancanza.
E lui come un pacchero è stato.
Un’alchimia e uno stato di quiete che riesci ad avere solo con qualcuno che conosci da sempre.
Comprendersi nei silenzi, nelle parole non dette, nelle distanze.

Non bisogna accontentarsi di un’imitazione, di qualcosa di simile pur di non restare soli.
Bisogna puntare in alto, bisogna ambire al cuore pieno.
Quando arriva, ti disarma.

E’ vento fresco d’estate, l’abbraccio che non ti lascia cadere.

Una terrazza alle Eolie a giugno, l’alba dopo una nottata d’amore, la luna stanca che si adagia sulla cima di una montagna innevata.

E’ un sorriso disarmante, la grazia dei gesti, la dolcezza di una voce al telefono, la delicatezza di una carezza.

Qualcosa che non ha forma, etichette, status.

Qualcosa a cui devi, se davvero vuoi essere felice, semplicemente, arrenderti.