Cura deriva in latino dalla radice ku-/kav: osservare. Chi lo avrebbe detto eppure il suo significato è illuminante.

Le persone si guardano ma non osservano più, si parlano ma non si ascoltano davvero.

Eppure è la cura che salva, che ti nutre. Basta accettare di essere salvati e accogliere le persone che vogliono mostrarti come si fa, incondizionatamente.

Quando penso alla cura, penso all’altro giorno, al bacio in testa della mia amica che mi asciugava i capelli.

Ai messaggi che ogni giorno ricevo dalle stesse persone che scrivono senza spesso ricevere risposta, solo per ricordarmi che mi vogliono bene.

Agli sketch improvvisati per regalarmi un sorriso, a chi riesce a dimostrarmi amore da sempre solo cucinando il mio piatto preferito, alla borsa dell’acqua calda infilata nel letto in inverno.

La cura non ha parole ma azioni, la cura non si dichiara, si dimostra. E’ fatta di piccoli costanti gesti, di amorevolezza delle piccole cose. La cura non si aspetta grazie e fa bene a chi la concede oltre a chi la riceve.

Basta osservare quello che è non quello che vorremmo che fosse, basta prestare attenzione all’anima dell’altro, alla spesa che bisogna fare per nutrirla. Basta, togliersi dai coglioni per una volta, imparare a dare senza il controllo delle conseguenze, a regalare una parte di se per il solo gusto di farlo.

Basta imparare a dare quello che vorremmo ricevere e a ricevere quello che da sempre vorremmo avere.