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Matrioske di cuore

Da ore continuavano a ripetermi spingi, respira, spingi, respira, come se fosse facile coordinare il tutto quando ti sembra che ti stanno strappando le ovaie a crudo, quando sembra che non riuscirai a resistere un minuto oltre. E dopo aver continuato a spingere, ad andare oltre il dolore e l’idea di non riuscire in questa impresa così difficile quanto irreale, alle 23.51,  dopo otto mesi di attesa arrivi tu.

Capelli neri come fili di seta, occhi grandi già così curiosi e naso piccolo come la ciappetta di un pullover di lana. Pelle morbida come velluto e cosi piccola che ti chiedi come è possibile tanta meraviglia in un corpicino di neanche tre chili. La perfezione assoluta, il cielo nella notte di San Lorenzo, distese di prati di girasoli, l’alba di un giorno appena baciato dal sole cocente di Stromboli, il vento in faccia in discesa dopo una salita in bici, il silenzio rassicurante della neve a dicembre, la musica assordante in auto in un viaggio di amici di vecchia data, l’abbraccio stretto di due amanti appassionati, il ballo di una coppia al loro cinquantesimo anno di matrimonio, la lettura di un libro sotto ad un albero di ciliegio. Tutta la bellezza dell’universo in un corpicino di tre chili.

Tanta bellezza che ancora ti chiedi come è possibile che sia stata proprio tu a farla. Tu che ancora non riesci a scorgere nulla di buono in te, tu che fai fatica a trovare una collocazione, tu che ti sei sempre sentita inadeguata. Tanta bellezza che riesce a nutrirti d’amore come mai nessuno è riuscito a fare. Tu che non credevi possibile sentirti disarmata da tanta dolcezza. Tu che ti inebri del suo odore, tu che vivi del suo respiro. Tu che hai iniziato un viaggio che non avrà mai fine.Tu che riesci solo a ringraziare perché finalmente sai cosa si prova ad avere un cuore così pieno.

 

 

Un tappeto di lucciole

Lucciole ovunque, un tappeto di fari minuscoli in una notte stellata, a ridosso di una vallata colma di girasoli.

Leda era da sempre attratta dalle lucciole, da quando un giorno trascorse tre ore a vegliare su di loro, vegliare su un firmamento in movimento. Uno spettacolo per pochi, per chi ha la pazienza di stare in silenzio ed immobile. Lei era abituata a farlo, a non parlare, a stare ferma per non disturbare gli adulti.

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Tutto il mondo in un naso

Lui le mordeva il naso e lei gli sorrideva con gli occhi chiusi, neanche si scorgeva la pupilla. Erano bellissimi insieme,  speciale il loro modo di guardarsi. Oggi si erano scelti, dopo tempo, ora era chiara loro la differenza fra innamoramento e amore, fra qualcosa di istintivo e qualcosa che sa di scelta, di lucidità. Perché l’amore è obiettivo, è un viaggio in pieno mare sotto la tempesta o sotto la brezza.

Anna e Edoardo si amavano, oggi più di ieri, superando ostacoli e affrontando i propri mostri, affrontando i propri limiti, imparando dai vecchi sbagli, dalle vecchie relazioni.

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Un giorno in più

Il treno porta quasi un’ora di ritardo. E’ umido ed è calata sera.

Anna ha freddo, come sempre e cerca di scorgere il bar più vicino per sorseggiare un caffè caldo. Avvolta da un cappotto di lana beige indossa i suoi stivali di camoscio preferiti e un cappello maschile raccoglie i suoi capelli neri. Pensa che la scelta di un vestito non sia stata delle migliori.

Entra nel bar della stazione e si accomoda nell’unico posto libero rimasto, al tavolo con una mamma e un bimbetto di tre anni circa e un manager con la cravatta appena sciolta. Sorride e saluta come sempre, ordina un caffè e si libera da guanti e cappello. Tira fuori il suo libro di viaggio.

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Questione di tempi

Le lancette segnavano le dieci, Manuela aveva appena finito di cenare e fissava le lancette, quasi a voler capire le dinamiche del tempo che passa.

Il tempo non è uguale per tutti, ognuno ha il suo. C’è chi fa le cose in fretta, chi con calma.C’è chi corre, chi va piano. C’è chi si ferma e aspetta che gli altri lo tirino fuori dall’attesa, c’è chi è impaziente.

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365 giorni

Un anno senza lavoro, 365 giorni senza un motivo costante per cui svegliarsi al mattino.

Ogni giorno Anna si inventa qualcosa, si riempie la vita con altro ma nel frattempo cerca, cerca. Si dice che presto arriverà, che non deve smettere mai di mollare la presa, che non deve mai smettere di cercare il lavoro che le appartiene, che sente suo. Passa le ore su internet a cercare annunci e a mandare cv, trascorre il tempo a leggere, camminare, sentirsi utile.

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Apnea

Eduardo nuotava ogni mattina. Da aprile a settembre al mare, il resto dell’anno in piscina, da due anni ormai.

Lo faceva al mattino presto, quando la piscina era vuota e il mare ancora una tavola. Dorso, l’unico stile che faceva. Teneva categoricamente gli occhi aperti, malgrado gli dicessero che doveva imparare a farlo ad occhi chiusi. Il nuoto era la sua ancora di salvezza, era il luogo neutro dove la mente si fermava, era l’albero dove si rifugiava da bambino. Un’ora di apnea, ogni giorno, un’ora senza fiato, sessanta minuti pieni di lei.

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Zenzero e cannella

Ustica era magica. Un’isola a un’ora dalla terra ferma. Era selvaggia, misteriosa, piena di sfumature, gradazioni e ombre. Il tempo sembrava essersi fermato e i silenzi facevano da padrone. La casa era colorata, accogliente e piena di luce, immersa nel verde a ridosso di una vista mozzafiato. Il mare sembrava non curarsi dei loro sguardi indiscreti e le montagne li accoglievano misteriose e nascoste dalle nebbia. 

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Incantesimo

Le avevano fatto un incantesimo da quando era piccola. Lei lo credeva da sempre. Nessuno ti amerà per come sei, nessuno tornerà a prenderti. Sei bella, le dicevano, ma incomprensibile. Sei strana, irascibile, complessa. Solo la perfezione alimenta amore e tu perfetta non lo sei.

Margherita ci aveva creduto, aveva creduto alle parole di chi le aveva maledetto la vita, l’aveva incatenata in un incantesimo senza uscita.

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