Io sono una che ha mille paure.

Paura del buio, paura dei film dell’orrore, paura dei topi.

Paura di non farcela, paura di non essere all’altezza.

La paura è un mostro che ti impedisce di vivere, la paura sta nella nostra mente.

Eppure più la si respinge più ti torna dietro come un boomerang.

Più ti dici che non devi provarne, più cresce, lievita.

Si espande nella mente, nel corpo e ti paralizza.

La paura è invalidante.

Sei fermo, speri che passi, che ti liberi.

Speri che qualcuno faccia il salvatutti, come a nascondino, che qualcuno te ne sottragga per sempre.

Invece è lì, col fiato sul collo. A volte sembra diminuire, altre aumentare.

Ho imparato che bisogna conviverci.

Ho imparato soprattutto che ci si salva da soli, accettando le proprie fragilità e prendendo il the coi propri mostri.

Se ci parli ti rendi conto che non sono altro che bisogno di amore incondizionato.

Lo ammetti, lo accetti, ne parli con chi ti vuole bene e puff se ne vanno gentilmente a fanculo.

Se vogliamo mandarle a fanculo.

Perché spesso è più facile restare in gabbia, guardare il mondo attraverso una campana di vetro, starsene in un angolo a osservare il mondo scorrere.

Perché mentre si sta fermi, mentre le paure ti paralizzano, la vita fluisce.

Ogni volta che le paure provano a paralizzarmi mi chiedo sempre se voglio essere pioniera del presente o prigioniera del passato e puff, le accompagno alla porta.