Il sole tiepido di primavera e la spiaggia che tornava a popolarsi le davano energia e sollievo. Pensare che se n’era privata per così tanti anni. Pensare che da pochi era finalmente uscita dalla gabbia che le aveva impedito di vivere.

Francesca aveva sempre avuto un mondo nella sua mente, un mondo tutto suo che a volte sembrava girare troppo in fretta. Era stata sempre critica con se stessa perché le sembrava di non essere mai abbastanza, forse perché nessuno le aveva spiegato che andava bene esattamente com’era, con tutte le sue imperfezioni.

Era sempre stata alla continua ricerca della perfezione, della bellezza. Doveva arrivare sempre prima, non poteva permettersi di sbagliare, di arrivare seconda. Pena: l’amore della gente. Le avevano ripetuto da quando era una bimbetta che solo se fosse stata perfetta avrebbe meritato amore e lei ci aveva creduto, del resto glielo aveva detto chi avrebbe dovuto amarla incondizionatamente.

Francesca era da sempre bellissima.  Per tutti ma non per lei. Aveva occhi neri profondi sempre spenti perché si sentiva sempre a disagio, si sentiva sempre inadeguata. Spesso si perdeva nel calcolo delle calorie, nell’idea del corpo perfetto, nel momento in cui avrebbe potuto permettersi di vivere.

Lei si era persa a lungo nel futuro, nelle cose che avrebbe fatto da magra, senza mai vivere il presente. Aveva sempre creduto che solo se fosse stata perfetta sarebbe stata accettata, se solo fosse stata perfetta, avrebbe potuto finalmente vivere. Era stata spesso sola,  aveva trascorso lunghi periodi a guardare il mondo dietro una finestra. Lì fuori tutto scorreva ma lei non era mai abbastanza per poter uscire e godersi il sole.

Se solo riuscissi a dimagrire un altro po’, se solo non avessi tutti questi difetti. Le sue ossessioni l’avevano consumata, la sua mente le aveva mentito per anni e il suo cuore era vuoto, tremendamente desideroso di quell’amore incondizionato che nessuno le aveva mostrato, di quell’abbraccio che non aveva ricevuto.

Era stata schiava delle ossessioni per gran parte della sua vita.

Oggi al mare, col sole che le scaldava il viso, non riusciva a non trattenere la commozione, le lacrime. Era talmente felice di godersi la sua giornata in mezzo al gente, nel mondo. Era talmente felice di vivere, finalmente. Le sembrava tutto meraviglioso, come un detenuto che ha trascorso gran parte della sua vita a guardare tutto attraverso le sbarre e ha scontato la sua pena.

Adriano, il suo terapeuta, le aveva promesso che ce l’avrebbe fatta se solo avesse deciso di rinascere di nuovo, se solo fosse stata disposta a cambiare pelle e di resistere nel buio fitto della notte del cambiamento.

E così era stato. Lei, dopo anni di gruppi di autoaiuto, dopo anni di terapia aveva iniziato a respirare, a smettere di essere in apnea, a tornare a galla e a farsi trascinare dagli eventi. Aveva dovuto vedere il dolore e starci dentro, sentirselo addosso. A volte le era sembrato insopportabile, a volte le era sembrato di stare peggio ma oggi aveva la certezza che qualcosa dentro di lei era cambiato per sempre.

Era una donna nuova e aveva capito che per essere felice doveva garantire equilibrio tra quello che aveva dentro e quello che esternava. Aveva imparato a vivere solo quello che sentiva davvero con le poche persone che si era scelta. Si era arresa all’imperfezione e anzi si sentiva leggera da quando aveva accettato di poter sbagliare, di poter dire le cose sbagliate e da quando si era concessa di fare ciò che sentiva appartenerle, anche se gli altri non riuscivano a comprendere.

Aveva capito che l’amore nutriva e non le ossessioni. Aveva capito che l’amore sarebbe stato la sua salvezza. Aveva semplicemente bisogno di riparo e di un abbraccio che non la lasciasse cadere.

Troppo disamore, troppo tempo speso a piacere agli altri, a compiacere, a dare senza mai pretendere, troppo tempo a farsi raccontare balle dalla mente. Oggi lei sapeva che il viaggio che aveva percorso nella sua anima, nelle sue paure, ansie e inconsapevolezze le avevano fatto conoscere una libertà che non aveva prezzo, le avevano regalato un paio d’ali.

E ora era pronta a volare.