Lui le mordeva il naso e lei gli sorrideva con gli occhi chiusi, neanche si scorgeva la pupilla. Erano bellissimi insieme,  speciale il loro modo di guardarsi. Oggi si erano scelti, dopo tempo, ora era chiara loro la differenza fra innamoramento e amore, fra qualcosa di istintivo e qualcosa che sa di scelta, di lucidità. Perché l’amore è obiettivo, è un viaggio in pieno mare sotto la tempesta o sotto la brezza.

Anna e Edoardo si amavano, oggi più di ieri, superando ostacoli e affrontando i propri mostri, affrontando i propri limiti, imparando dai vecchi sbagli, dalle vecchie relazioni. Erano pieni l’uno dell’altra anche da lontano. Erano scelta e non costrizione, parole non dette e silenzi accolti. Erano accoglienza non richiesta e aiuto non invocato. Erano l’uno per l’altra, erano desiderio costante e attenta consapevolezza.

Desiderio di crescere insieme e di darsi con la certezza di essere reciproca autenticità li avrebbe liberati dall’idea vecchia dell’amore. Non stavano insieme per convenzione, per comodo, per paura. Stavano insieme perché l’uno era brezza per l’altro, riposo al fresco di un ciliegio in una giornata d’estate e un bagno caldo d’inverno.

Loro sapevano che l’intimità prescinde dal tempo perché per una vita avevano frequentato persone e si erano comunque sentite sole. Lui si sentiva amato e accolto nel suo essere ermetico, orso, ritardatario, per certi aspetti superficiale. Lei sentiva che Edo era andato oltre l’apparenza e oltre una forza ostentata da anni. Lui era riuscito a scorgere le sue fragilità e non le aveva utilizzate come alibi ai suoi comportamenti.

Anna amava il suo corpo, i suoi occhi, il suo sorriso ma soprattutto la sua sensibilità e la sua semplicità. Amava la gioia nei suoi occhi davanti a un piatto di spaghetti e dopo un bagno con maschera e beccuccio. Amava la sua inquietudine e la sua inconsapevolezza. Edo amava la sua femminilità inespressa volontariamente, la sua sensibilità e la sua furbizia. Amava il nero prorompente dei suoi occhi e dei suoi capelli. Amava anche il suo odioso modo di gesticolare e il suo ringraziare di continuo le persone.

Insieme erano il cielo che si poggia al suolo, dei fichi freschi in un cesto di vimini fatto a mano, erano pane caldo su una tavola addobbata, erano acqua in un pozzo, il giallo dell’autunno e odore di fiori di pesco a marzo. Erano così diversi eppure così uguali.

Erano un puzzle che si costruisce nel corso delle settimane, un bimbo che impara a camminare da solo, un pesce che si libera dalla rete dei pescatori, erano pasta fresca fatta con pazienza e precisione.

Erano equilibrio, mai sfida. Erano liti costruttive, mai guerre inutili. Erano musica come sottofondo ad un bagno caldo e vino rosso paesano e grezzo. Erano burro e alici e pistacchio e succo di mandorle.

Era cosi disarmante il loro amore da imbarazzare chiunque li avesse a un palmo di mano ma solo qualcuno avrebbe capito quanto amore ci mettevano anche solo a sorridersi e guardarsi negli occhi.