Il treno porta quasi un’ora di ritardo. E’ umido ed è calata sera.

Anna ha freddo, come sempre e cerca di scorgere il bar più vicino per sorseggiare un caffè caldo. Avvolta da un cappotto di lana beige indossa i suoi stivali di camoscio preferiti e un cappello maschile raccoglie i suoi capelli neri. Pensa che la scelta di un vestito non sia stata delle migliori.

Entra nel bar della stazione e si accomoda nell’unico posto libero rimasto, al tavolo con una mamma e un bimbetto di tre anni circa e un manager con la cravatta appena sciolta. Sorride e saluta come sempre, ordina un caffè e si libera da guanti e cappello. Tira fuori il suo libro di viaggio. Stavolta sceglie Camilleri e la sua amata Sicilia. Stranamente non ha voglia di parlare, vuole solo trovare calore e gustarsi il suo inizio viaggio.

Anna sale a Trieste perché Antonella, la sua amica di sempre, ha partorito. Non vuole perdersi il faccino di sua nipote Camilla e ha voglia di staccare la spina per qualche settimana. Troppa energia dispersa, troppe forze spese per gli altri. E’ stanca e ha voglia di carezze e di tenerezza e spera di riceverlo da un batuffolo di qualche chilo.

Assorta nella sua lettura non si accorge del tempo trascorso e si affretta affannosamente per non perdere il treno. Carrozza 10 posto 16 B. Ma perché sempre la carrozza lontana quando ha i suoi stivali alti? Otto, nove, dieci. Eccoci. Le aspettano tante ore di viaggio. Si sente spaesata ma serena. Non vede l’ora di tenere in braccio Camilla e di stringere la sua Antonella. Ha appena concluso il suo contratto di lavoro e ha due settimane prima di ricominciare la sua nuova avventura. Ha finito di arredare il suo mini appartamento dalle pareti bianche e blu. E’ bellissima Anna, finalmente lo vede anche lei.

Sali a Milano? Le chiede il ragazzo che le è accanto. Si ma per qualche giorno, poi raggiungo un’amica a Trieste. Piacere, sono Giuseppe. Piacere Anna. E’ carino, la faccia buona. Lei ha poca voglia di parlare ma lui non è invadente ed è gentile. Giuseppe la guarda con discrezione, le fissa gli occhi, la bocca. Anna sente i suoi occhi addosso, sente le sue attenzioni e inevitabilmente pensa a Lorenzo, alla sua assenza.

Pensa al giorno in più, a quel tempo che Lorenzo le ha sempre chiesto. Le ha chiesto di capire, di aspettare, di comprendere, di perdonare. E lei lo ha fatto, sempre, lo ha sempre capito, aspettato, accolto.  Ha accolto il suo periodo e la sua confusione, ha sorriso anche quando ha dovuto insistere per sapere la verità.

Anna lo ha amato al di sopra di ogni cosa ed è per questo che è stata paziente, perché Lorenzo è parte di se. Gli occhi addosso di quello sconosciuto le ricordano che è troppo tempo che lui è preso dai suoi pensieri, dalla sua infelicità. Troppo tempo che non le chiede come sta, che è concentrato su se stesso. Troppo tempo che non le dimostra il suo amore. Lei comprende e rispetta ma dentro sente un vuoto enorme.

Lo sconosciuto la corteggia, le parla, le sorride e lei ha la testa piena di pensieri. Lorenzo non sa quanto lei abbia sofferto, non sa quanto si è svuotata. Lui non si accorge che la sua distanza è come una lama che affonda sempre più. Lei non ha più voglia di parlarne. La luce negli occhi dello sconosciuto le ricorda quella con cui Lorenzo la guardava. Si è fatta sera e Anna prova a dormire. Si avvolge nel suo cappotto e crolla in un sonno profondo.

Le prime luci dell’alba la svegliano. E’ distrutta malgrado aver dormito cinque ore. Giuseppe non c’è. Le ha preso un caffè caldo e le ha lasciato un biglietto. “Sono arrivato nella mia Bologna ed eri troppo bella per svegliarti. Questo è il mio numero, fanne buon uso”.

Anna sonnecchia ancora, guarda fuori e sorseggia il suo terribile caffè. Ha solo voglia di conoscere Camilla e di scoprire che faccia ha una nuova vita.

Ha solo voglia di risentire addosso gli unici occhi che desidera.