Ustica era magica. Un’isola a un’ora dalla terra ferma. Era selvaggia, misteriosa, piena di sfumature, gradazioni e ombre. Il tempo sembrava essersi fermato e i silenzi facevano da padrone. La casa era colorata, accogliente e piena di luce, immersa nel verde a ridosso di una vista mozzafiato. Il mare sembrava non curarsi dei loro sguardi indiscreti e le montagne li accoglievano misteriose e nascoste dalle nebbia. La giornata era il preludio di un’estate calda e piena di gente per strada, ricca di viaggi, di nuove scoperte e di abbracci caldi e rassicuranti. Era tutto così perdutamente semplice, così tremendamente rassicurante. Non c’era bisogno di spiegazioni e rassicurazioni, non era necessario giustificarsi. Lei per la prima volta in vita sua non aveva paura. Lui dopo anni si sentiva amato con un’amorevolezza insolita, nei fatti, nei gesti, nelle attenzioni che arrivavano spontanee.

Si sentivano accolti l’uno dall’altra, si sentivano in un luogo sicuro, un luogo chiamato felicità. Una felicità spicciola, senza aspettative sognate da sempre, senza ideali, senza principi vestiti d’azzurro e senza belle addormentate da salvare. Lei aveva smesso di scappare perché aveva imparato a stare da sola e perché sentiva che lui fosse un privilegio. Lui si era arreso a loro e ad una cura inaspettata.

La vita aveva scelto di regalare ad Anna e Marco una nuova opportunità, un cuore di nuovo pieno e vivo e la consapevolezza che l’amore è una cosa semplice.

Tutto fluiva, malgrado tutto, malgrado i problemi che ogni giorno dovevano vivere. Erano una camera iperbarica insieme, una boccata di ossigeno, un luogo sicuro dove trovare ristoro, dove le parole non erano necessarie. Erano la rassicurazione, l’accoglienza, la comprensione e la tenerezza per lei. Erano la leggerezza, le attenzioni, la passione, la forza e un nuovo inizio per lui. Erano insieme, pura, assoluta bellezza.

L’isola li cullava come fa una madre con un figlio e loro non smettevano di godersi la bellezza e la magia del posto senza mai smettere di ridere. Scalza, al sole,  Anna si sentiva libera come mai prima. Libera lo era sempre stata ma non la sua anima. Stavolta però sentiva che poteva fidarsi, che poteva lasciarla volare. Marco  sentiva che loro sapevano di buono e che lei non l’avrebbe mai fatto sentire solo e fuori posto. Il loro legame li avrebbe arricchiti e mai svuotati.

Loro sapevano di biscotti e di pane caldo appena sfornati. Erano acqua fresca in un giorno di arsura, un campo di lavanda in Provenza al tramonto, un pergolato di glicini su un terrazzo alle Eolie, l’oceano ammirato da un faro di notte, una danza tribale, un viaggio in Andalusia con gli amici di sempre, ristoro all’ombra dopo una giornata al mare.